Viaggio nel mondo degli illustratori

Voglio condividere con te la mia passione per le illustrazioni
presentandoti a mio modo alcuni tra i miei autori preferiti,
e quelli che scopro ogni tanto, per ricerca, o per destino.
John

YAYOI KUSAMA

LA SOTTILE LINEA TRA GENIO E FOLLIA

Anche se non si tratta di una illustratrice, ho voluto inserire Yayoi Kusama in questo spazio perchè non avrei potuto trascurare in nessun modo la mia ammirazione nei confronti di questa donna che considero un vero genio. Allora facciamo così la inserisco nella categoria illustratori in quanto Illustrissima rappresentante dell'arte.


Se hai voglia di saperne di più su di lei preparati al fatto che questo post sarà piuttosto lungo, perché la sintesi a fronte di tale grandezza artistica, sarebbe davvero un affronto, e io non mi permetto, anzi scrivo psicologicamente genuflessa davanti a cotanta magnificenza.

Se è vero, ed è vero, che certe rivoluzioni sono possibili solo su terreni controversi e avversi, Kusama ha rivoluzionato il concetto di limite nel mondo dell’Arte. Ha elevato all’ennesima potenza il limite dei “limiti”, delle fragilità, delle sofferenza, delle tragedie, e lo ha trasformato in assoluta forza e bellezza.
Innanzitutto parliamo di una artista che ha una tenacia non indifferente, e che a 88 anni celebra in pieno il suo life pay off “I want to live forever” con cui ha intitolato anche la sua personale milanese, I want to live forever…voglio vivere per sempre… Una con una tale consapevolezza, che non molla la presa neanche all’evidenza del declino fisico, mantenendo non solo lucidità artistica, ma fermezza e convinzione di avere assolutamente ancora delle cazzutissime cose da dirci e quindi necessità di vivere per sempre per poterle esprimere…. esticazzi!

Ti sto parlando di una artista che ha scelto tra l’altro di vivere in un manicomio, si, “scelto”, hai letto bene, una scelta a cui è approdata dopo una vita parecchio difficile, ma parecchio forse è poco. Ossessioni, paure, allucinazioni si condensano in manifestazioni psichedeliche, visioni che diventano arte, e già all’età di 10 anni assumono forme, “la forma” del pois per eccellenza. L’avvicinamento all’arte si scontra prima con il rifiuto di piegarsi agli schemi del dipinto tradizionale giapponese. Così prende, parte e va a New York dove sa di poter fare quel cavolo che le pare e il suo talento emerge fino al punto di entrare subito a far parte dei giri giusti, all’attenzione di committenza e artisti del calibro di Andy Wahrol. Uno a caso......eh

Sceglie di farsi ricoverare quando si rende conto che i suoi disturbi mentali peggiorano, ma nonostante la malattia non smette mai di creare. L’arte è la sua terapia.
Le sue prospettive visionarie ci regalano dei luoghi meravigliosi, stanze in cui vorremmo vivere, spazi ridondanti di oggetti e forme che si moltiplicano anche attraverso giochi di specchi e luci, caleidoscopi di forme e colori, pianeti, costellazioni. Mondi impossibili che rende fruibili, e tu ti sgomenti quando ci sei nel mezzo, perché ti senti piccolissimo e unico allo stesso momento. Figata.E io vorrei avere un millesimo della sua eccentricità e camminare per il mondo con le sue parrucche colorate gonfia come un piccione gonfio e gongolante. Sudare la sua arte umida dai pori e gocciolare in terra i suoi meravigliosi pois.

Tre anni fa a Tokyo apre un suo Museo, perché a certi livelli l’autocelebrazione è secondo me un atto dovuto nei confronti dell’Arte e di chi ne vuol godere.
Da poco è uscito “From here to Infinity”, un libro pensato per i bambini. Vorrebbe spiegare a loro l’arte di questa immensa donna. Ho forti dubbi in merito, ma forse non sono capace ancora di ipotizzare come plausibile lo sforzo di “alfabetizzare” un percorso artistico così dannatamente complesso. Forse la cosa importante non è necessariamente “spiegarlo” ma solo renderlo accessibile a tutti, bambini compresi, e magari "limitarsi" a proporgli un mondo a pois, o un mondo di zucche gialle e nere, o di milioni di lucine colorate. E allora va bene così.

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